Morte Rebellin: “Violenza stradale cancro d’Italia”, la rabbia del fratello di Michele Scarponi

A seguito della tragedia che ha colpito Davide Rebellin, tra le tante testimonianze che si sono succedute dopo la tragedia, vi è quella di Marco Scarponi, fratello di Michele, il ciclista ucciso in circostanze analoghe da un furgone mentre si allenava sulle strade di casa, a Filottrano, nel 2017, e peraltro compagno di squadra di Rebellin nel 2009.

Marco si trovava nella propria ciclofficina quando è stato raggiunto dalla notizia della morte di Rebellin e dalle telefonate dei giornalisti, che hanno inevitabilmente riaperto una ferita destinata comunque a non rimarginarsi mai:

“Questo ruolo purtroppo inizia a pesarmi, tra un po’ forse andrò via da questo paese, che è un paese che non vuole cambiare – lo sfogo di Marco Scarponi – Oggi è morto Davide Rebellin, domani un altro ragazzo. Lo sappiamo, i numeri sono questi. Troppe tragedie, non so più cosa pensare e non capisco che senso abbia testimoniare”.

“Il problema è strutturale, questo è un cancro dell’Italia. Parlare di fatalità vuol dire sviare il discorso, c’è un problema che si chiama violenza stradale. C’è gente che muore ammazzata sulla strada, gli utenti deboli, i ciclisti, i pedoni, e noi facciamo pochissimo per salvare queste vite. Ogni tragedia non nasce dal nulla. Se l’Inghilterra salva duemila vite l’anno e ha lo stesso numero di abitanti dell’Italia, significa che siamo responsabili”.

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