Ciclismo, funerali Davide Rebellin: la rabbia di Simoni, “Fermate le stragi sulle strade”

Si sono svolti oggi a Lonigo, i funerali di Davide Rebellin ucciso dal camionista tedesco Wolfgang Rieke, con precedenti penali per omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Dopo l’incidente si è fermato pochi istanti a osservare la carrozzeria ammaccata e il corpo inerme sull’asfalto ma non ha esitato a risalire sulla cabina di guida riprendendo il suo viaggio verso casa. La rabbia di molti è generata proprio da questo, dalla fine infame che ha trovato quest’uomo mite.

Nel paese di Rebellin, hanno affisso un enorme striscione proprio davanti al Duomo: “Grazie Davide, grande uomo: esempio di umiltà e tenacia”. In chiesa si sono alternati amici e parenti al microfono, le loro parole hanno reso vivido il ricordo della persona e del campione.

Ho una rabbia dentro che fatico a parlare”, ha detto Gilberto Simoni, Gibo, vincitore di due maglie rosa. “Caro Davide, tu non eri perfetto, non avevi questa presunzione. Ma eri il migliore compagno, amico e avversario. E’ stato un orgoglio batterti, è stato un onore essere battuto da te. Che rabbia perdere figli, amici, compagni. In Italia c’è quasi un morto in bicicletta al giorno. Quanti ne servono ancora per avere una legge che tuteli le vittime della strada? Fermate questa strage. Noi chiediamo giustizia, perché la tua morte non sia stata vana”.

Bugno e Chiappucci sono uno accanto all’altro, in piedi in fondo alla chiesa. Seduto in uno dei banchi vicini alla bara c’è Daniele Bennati, commissario tecnico della nazionale. Poco distante c’è Cordiano Dagnoni, presidente della Federciclismo. Alessandro Bertolini sta appoggiato a una colonna della chiesa dedicata al Santissimo Redentore. Alessandro Ballan invece è seduto, tiene la testa tra le mani.

Poi ci sono i ricordi degli amici di una vita. “Eravamo solo in 16 nella prima elementare di Madonna di Lonigo: 12 bambine e 4 bambini”, ricorda un’ex compagna. “Tu eri timido e silenzioso. Preferivi agire. Il lunedì ci raccontavi le tue prime conquiste in bicicletta. Questa è la tua ultima volata verso il cielo e noi ti accompagniamo con i volti rigati dalle lacrime”.

Sul primo banco ci sono il fratello Carlo, la mamma Brigida e la moglie Françoise Antonini. Ma i singhiozzi di oggi raccontano un’altra storia e sono il sottofondo dell’ultima salita di questo campione così sfortunato. Dietro la curva del tempo che vola c’è un campione ucciso senza giustizia.

Fonte: Republica

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