A vent’anni dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006, per uno degli impianti simbolo di quella manifestazione sembra arrivato il momento dell’addio. È infatti iniziato l’iter per smantellare ciò che resta del tracciato che ospitò le spettacolari competizioni di slittino e skeleton.
Una notizia che lascia inevitabilmente un po’ di amarezza, soprattutto pensando alle aspettative che accompagnarono la costruzione degli impianti olimpici. Quelle strutture erano state presentate come un investimento per il futuro, capaci di lasciare un’eredità sportiva e turistica al territorio anche dopo la conclusione dei Giochi.
E invece, a distanza di due decenni, ci si ritrova a fare i conti con un’eredità decisamente più complicata.
Una struttura da 110 milioni, utilizzata per pochi anni
La pista di Cesana Pariol era stata realizzata con grandi ambizioni. Costata complessivamente circa 110 milioni di euro, rappresentava uno degli impianti tecnologicamente più importanti costruiti per Torino 2006.
Eppure il suo destino è stato tutt’altro che glorioso: dopo aver ospitato le Olimpiadi, alcune competizioni internazionali e i Mondiali di slittino del 2011, l’impianto è stato progressivamente abbandonato, fino alla definitiva cessazione dell’attività.
Il problema? I costi di gestione, la difficoltà di mantenere una struttura tanto complessa e l’assenza di un progetto economicamente sostenibile per garantirle un futuro. Borsa Italiana+2
Ora servono altri milioni per cancellare il passato
Adesso si passa ai fatti. È partita la gara d’appalto per un intervento dal valore di circa 7,6 milioni di euro, destinato allo smantellamento della pista e alla riconversione dell’area.
Il progetto prevede la rimozione delle strutture in cemento armato, la messa in sicurezza dei vecchi impianti di refrigerazione e la successiva rinaturalizzazione degli otto ettari interessati, con interventi di ripristino del terreno e rimboschimento. Le offerte dovranno essere presentate entro il 10 dicembre 2026. Borsa Italiana+1
L’eredità olimpica che nessuno vorrebbe
Non si può ignorare la necessità di intervenire su un impianto abbandonato e su un’area che deve essere restituita al territorio. La sicurezza e la tutela ambientale vengono prima di tutto.
Resta però una domanda inevitabile: com’è possibile che un’opera costata oltre 100 milioni di euro, realizzata per ospitare il meglio dello sport mondiale, abbia avuto un futuro così breve?
Le Olimpiadi dovrebbero lasciare infrastrutture, opportunità e nuove prospettive per le comunità che le ospitano. Non soltanto ricordi, fotografie e bilanci da sistemare vent’anni dopo.
Cesana Pariol diventa così il simbolo di una lezione che lo sport italiano dovrebbe imparare: non basta costruire impianti spettacolari per organizzare grandi eventi. Bisogna soprattutto sapere cosa farne quando i riflettori si spengono.
E adesso, mentre si prepara Milano-Cortina a raccogliere la propria eredità olimpica, la vicenda di Cesana dovrebbe far riflettere tutti.
