E’ morta la runner di Latina investita da un Suv domenica scorsa

Non ce l’ha fatta Viridiana Rotondi, la donna di 47 anni investita domenica scorsa in provincia di Latina mentre correva sulle strade di Cori, provincia di Latina, nei pressi dell’agriturismo dove stava passando il fine settimana. Un Suv bianco guidato da un 35enne l’ha brutalmente investita, il conducente è fuggito senza prestare soccorso e ora, rintracciato dai Carabinieri, è stato arrestato.

In questi tre giorni ha lottato tra la vita e la morte presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina e alla fine mercoledì nel tardo pomeriggio è arrivata la più brutta delle notizie quando è stato constatato il decesso a seguito dei gravi danni riportati nell’incidente causato dall’auto pirata.

Viridiana lascia una figlia di soli 10 anni, funzionaria presso il centro sperimentale di Cinematografia a Roma aveva scoperto il running circa cinque anni fa ed era tesserata per la società sportiva Lazio Olimpia Runners Team di Roma e solo due mesi fa, lo scorso 27 marzo, aveva corso proprio a Roma la sua prima maratona. Era raggiante per quel traguardo conquistato in 5ore 24’40” tra i Fori Imperiali e il Colosseo in occasione dell’Acea Run Rome The Marathon. Della medaglia appena messa al collo quella domenica diceva: “…me la porto anche a dormire, non vedo l’ora di correre un’altra maratona”.

Con questa tragica notizia si riapre la polemica sulla sicurezza stradale assolutamente non adeguata che non protegge in alcun modo runner o ciclisti ponendolo in forte pericolo ogni giorno. Mancano leggi che fanno rispettare la distanza ad esempio di 1,5m tra auto e ciclista, c’è la sempre folle velocità dei veicoli anche in piccole strade secondarie, c’è un’assenza totale di cultura del rispetto ‘dell’altro’ e soprattutto di chi fa sport con tanta passione che anzi spesso viene preso di mira. C’è l’assoluta mancanza di chilometri e chilometri di piste ciclopedonali che si potrebbero costruire con poco e che potrebbero salvare migliaia di vite umane ogni anno. Si potrebbero fare tante cose, spesso basterebbe poco, sarebbe ad esempio in primis sufficiente un po’ di civiltà.  Che non si dia la colpa alla corsa, allo sport, al fatto che avrebbe potuto evitare di andare a correre, che avrebbe fatto bene a rimanere a letto al posto di andare a correre all’alba cercando la felicità. La colpa, se proprio c’è da puntare il dito, è contro il conducente, contro quell’auto, contro le tante, troppe auto, contro la mancanza, ripetiamo, di civiltà, contro chi non fa le leggi, contro chi non le rispetta e contro chi non le fa rispettare.  

Viridiana è l’ennesima vittima, non la prima e sappiamo già che purtroppo non sarà l’ultima, purtroppo siamo certi anche questa volta non si farà nulla. La morte di questa donna è davvero qualcosa che deve far riflettere tutte le Istituzioni coinvolte che, usiamo in questo caso il ‘dovrebbero’, perché questo è assolutamente un ‘dovere’, fare qualcosa di realmente concreto. Fermarsi a riflettere su quanto accaduto è doveroso da parte di chi sta nella stanza dei bottoni e ha il potere di cambiare le cose. La runner alle 7 di domenica mattina era uscita dall’agriturismo per allenarsi, che per un amatore appassionato significa semplicemente rilassarsi, vivere la natura, cercare il benessere, aveva tanti sogni per il suo futuro ed è stata brutalmente investita. Il suo corpo è stato ritrovato inerme sul ciglio della strada, abbandonata e sola a causa di un pirata della strada oggi indagato a piede libero per lesioni gravi e omissioni di soccorso.

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